ACCORDO CETA TRA ITALIA E CANADA: RISCHIO MORTALE PER LE TIPICITÀ DELL’AGROALIMENTARE LUCANO

Il taglio dei prezzi pagati agli agricoltori sotto i costi di produzione, che ha provocato quale conseguenza la riduzione delle semine di grano duro in Italia ( -7,4% al Sud), peseranno sicuramente sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017; con conseguenze negative anche sull’ambiente, sull’economia e sul lavoro delle aree interne del Paese.  La situazione per la coltura più diffusa in Basilicata è difficile – precisa Coldiretti Basilicata – una situazione drammatica determinata dal crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che nella campagna 2016 sono praticamente dimezzati per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi utilizzato per fare pasta venduta come italiana. Una realtà che – associata agli effetti della Brexit ed alle potenziali politiche protezionistiche del Presidente degli Stati Uniti, Trump – rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che rappresenta il primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale contro il quale – precisa la Coldiretti – rischia di scatenarsi una nuova guerra del grano. “In pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di circa trentamila aziende agricole che lo coltivano – ha sottolineato nel corso di una conferenza stampa a Matera, il presidente di Coldiretti Basilicata, Piergiorgio Quarto, nel commentare l’impatto dell’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta con il Canada –  ma anche un territorio di circa 200 mila ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy; un grande regalo alle grandi lobby industriali che nell’alimentare puntano all’omologazione e al livellamento verso il basso della qualità”. Nei trattati – evidenzia Coldiretti Basilicata – va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione e possa garantire la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e della libertà di scelta dei consumatori.  Da qui la necessità di alzare il livello di attenzione da parte delle Istituzioni e  di accelerare sul percorso di ratifica ed entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta. “Lo schema di decreto, frutto della battaglia del grano lanciata da Coldiretti e condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato inviato alla Commissione Europea a Bruxelles. L’obiettivo comune deve essere – ha evidenziato il direttore di Coldiretti Basilicata, Francesco Manzari –  quello di lavorare per una veloce approvazione poiché solo in questo modo sarà possibile smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo, valorizzando il prodotto nazionale e invertendo la tendenza già a partire dalla prossima campagna di semina.  L’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 5,1 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,4 milioni di ettari. Nonostante ciò sono ben 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero in un anno, con un aumento del 2,3% nei primi dieci mesi del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, senza che questo venga reso noto ai consumatori in etichetta”.

 

Matera 24 febbraio 2017

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