Lettera aperta del Tavolo Verde Basilicata

Dal rapporto Ismea-Svimez sull’agricoltura meridionale dell’annata agraria 2015, emergono alcuni dati significativi sull’aumento del valore dei prodotti agro-alimentari rispetto agli anni precedenti.

I dati si riferiscono non già alle materie prime quale latte, ortofrutticoli, grano, bestiame, ecc. ma a prodotti finiti della filiera agro-alimentare; ciò induce il lettore non attento, e buona parte della classe dirigente, a sostenere che “L’agricoltura del Sud è in forte ripresa” sia in termini di quantità fisiche dei prodotti agricoli, sia in termini di aumento dei prezzi.

Da un’attenta analisi del valore aggiunto dei beni agro-alimentari si evidenzia come i prezzi dei prodotti agricoli in azienda abbiano subito una flessione negli ultimi tre anni stimata intorno al 25% e conseguentemente si è registrata una diminuzione del potere d’acquisto dei produttori agricoli; tendenza questa che va ulteriormente accentuatosi a causa e per effetto del crollo dei prezzi dei cereali destinati alla panificazione e pastificazione.

Se poi a ciò aggiungiamo l’aumento del costo di produzione sostenuto dalle aziende (imposte, tributi, spese varie, servizi, lentezze e distorsioni burocratiche, ecc.) il potere d’acquisto subisce una flessione nell’ultimo triennio di circa il 12,5%; per cui si può senz’altro affermare che l’aumento complessivo del valore aggiunto del comparto agro-alimentare non ha favorito e non favorisce il comparto produttivo agricolo-zootecnico ma i diversi passaggi della filiera, e in modo particolare, della trasformazione, conservazione e commercializzazione. A dimostrazione di ciò è sufficiente analizzare i dati relativi all’aggregato dell’agro-alimentare dell’Export: 38.4 miliardi (+3.9%). Notevole influenza hanno avuto e continuano ad avere il vino, l’olio, la pasta, prodotti di III-IV gamma, mozzarelle di bufale, formaggi, ecc. Le Regioni del Mezzogiorno che hanno contribuito maggiormente ad aumentare il valore dei beni agro-alimentari sono: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. La Regione Basilicata rimane al palo nonostante la produzione della fragola, frutta, verdura e cereali. Le ragioni del perdurante stato di stasi vanno ricercate non solo nei danni subiti in seguito agli eventi alluvionali nel 2011, 2013 e nell’inizio del 2017, nelle politiche vessatorie di Enti travolti e non dagli scandali (E.I.P.L.I., Consorzio di Bonifica), ma anche e soprattutto nella scarsa e disarticolata ricaduta degli interventi pubblici (P.S.R., interventi AGEA, mancati riconoscimenti dei danni, scarsissima attenzione e sostegno per le piccole e medie aziende, mancata programmazione e valorizzazione di aree vocate a prodotti di alto valore commerciale e di alta garanzia per i consumatori). Non secondario è il peso negativo esercitato dalla perdurante instabilità e incertezza dell’agricoltura e zootecnia organizzate sulle migliaia di ettari di terreni demaniali gravati da usi civici. Su questi infatti gravano ancora limiti e vincoli che ci rimandano al 1800 e che costituiscono una vergognosa vicenda sul piano del diritto e un freno allo sviluppo e alla crescita della piccola e media azienda agricola a carattere sociale. Sono sufficienti pochi dati per avere contezza e ragione di tanto: la Regione Basilicata si distingue tra le altre del Meridione per la più elevata superficie con natura giuridica “demanio, e demanio gravato da usi civici”; circa 250000 ettari di cui il 20% a destinazione agricola e zootecnica; si calcola che per tale superficie sia interessata una popolazione di 10000 unità che vive nell’incertezza del diritto riveniente da un bene privo di “garanzia reale”; la stragrande maggioranza dell’utenza interessata di fatto è esclusa dai benefici e dagli aiuti previsti dalla Comunità Economica Europea e dalla Regione Basilicata. Di fatto la nostra Regione tiene bloccato un bene, che se legittimato ed affrancato dagli aventi diritto, aumenterebbe il valore del patrimonio degli immobili regionale di 300000000 (trecento milioni), con benefici per gli investimenti pubblici e privati per la produzione agricola, dell’indotto: in una sola parola per le economie comunali e territoriali. È ampiamente dimostrato e dimostrabile che il perdurare di tale insostenibile situazione ha costituito e costituisce a tutt’oggi un gravissimo impedimento allo sviluppo delle aree rurali e al contempo pone la     Regione Basilicata su un piano di inferiorità produttiva e di limitata incidenza nel contribuire ad elevare la ricchezza diffusa, così come hanno fatto le altre Regioni del Meridione d’Italia. Il rapporto Ismea-Svimez pur non facendo riferimento a questo fattore negativo dell’economia agricola, prende atto che la Regione Basilicata rispetto alle altre Regioni del Meridione, sia in termini assoluti che in termini relativi, è ferma agli anni ’90 con l’aggravante di essere più inquinata e più impoverita dalla attività estrattiva rispetto a tutte le altre Regioni d’Italia. Per questo e per altre ragioni, Tavolo Verde di Basilicata chiede a chi in indirizzo un incontro per affrontare le questioni poste.

 

Tavolo Verde Basilicata

Il portavoce: Francesco M. Malvasi




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