A MELFI IL CONGRESSO REGIONALE DELLA FIM CISL CON IL SEGRETARIO NAZIONALE ULIANO

Gerardo Evangelista ricandidato alla guida della federazione lucana lancia il sindacato 4.0. Soddisfazione per il premio di efficienza ai lavoratori Fca, ma attenzione vigile sulla cassa integrazione. Nel 2016 il crollo della Punto fa segnare allo stabilimento lucano un -6,5 per cento, tengono però Renegade e 500X e aumenta l’occupazione. Al netto di Fca settore metalmeccanico lucano a macchia di leopardo. Positivo il rinnovo del contratto nazionale dopo 13 mesi di trattative
Melfi (PZ), 8 febbraio 2017 – Parla di “economia che deve tornare ad essere strumento di costruzione del benessere individuale e comunitario”; della necessità di scelte radicali, rifondative e rigeneratrici per un “sindacato educatore alla cittadinanza attiva”. Rivendica i risultati di un sindacato che ai salotti televisivi preferisce i tavoli di contrattazione e lancia l’immagine futuristica della fabbrica intelligente e del sindacato 4.0. Con una relazione agile e snella il segretario generale della Fim Cisl Basilicata, Gerardo Evangelista, apre oggi a Melfi il decimo congresso regionale di categoria, alla presenza del segretario nazionale Ferdinando Uliano e del leader della Cisl Basilicata, Nino Falotico. Il congresso dei metalmeccanici apre la lunga stagione congressuale nella Cisl lucana che culminerà con il congresso confederale di fine maggio.

150 i delegati, eletti in decine di assemblee di base nelle principali aziende metalmeccaniche della regione, che si sono dati appuntamento nella città federiciana per celebrare quello che lo stesso Evangelista – da un paio di anni alla guida della federazione e ricandidato – definisce il congresso della rigenerazione, delle idee e del metodo, innanzitutto, per “costruire una squadra forte e coesa in cui le capacità di ciascuno sono messe al servizio del protagonismo di tutti”. In dodici pagine di relazione Evangelista traccia l’identikit del sindacato del futuro che sa accettare la sfida della quarta rivoluzione industriale puntando su etica e competenza.

Il tema scelto per il congresso – “Diamo forza al lavoro. La contrattazione per la crescita economica e sociale della Basilicata” – torna più volte nelle parole del segretario. “La contrattazione è la via più lunga ma anche la più sicura per dare forza al lavoro”, spiega Evangelista con un chiaro riferimento al recente rinnovo del contratto nazionale di categoria, che interessa in Basilicata circa 7 mola addetti, siglato dopo 13 mesi di negoziato e 20 ore di sciopero. “Dare forza al lavoro significa partecipazione ma anche responsabilità; significa protagonismo dei lavoratori e condivisione delle sfide che ci attendono in questa fase convulsa della Storia”. Il leader delle tute blu lucane non cita direttamente il neo presidente americano Trump e le sue invettive protezionistiche (che a Melfi guardano con un po’ di diffidenza), ma mette in guardia dal riemergere dei populismi di qua e di là dell’Atlantico: “Nel mondo soffia il vento della chiusura e del protezionismo; si costruiscono nuovi muri; si fomentano vecchie e nuove diffidenze su base etnica e religiosa”. E se il processo di integrazione europea tocca il suo punto più basso, per il sindacalista della Fim l’unica soluzione per salvare il grande sogno europeo è costruire l’Europa sociale.

La crisi che ha messo a nudo le debolezze dell’Occidente fa sentire ancora i suoi effetti sulla fragile economia lucana. “La Basilicata – spiega Evangelista – è divisa in due: da una parte le grandi multinazionali Fca ed Eni e il fenomeno Matera capitale europea della cultura; dall’altra la regione dello spopolamento, della crisi industriale, della disoccupazione e della povertà”. La situazione del settore è a macchia di leopardo. Industrie metalmeccaniche storiche come Ferrosud e Firema (ora in mano agli indiani di Titagarh) vivono una lunghissima fase di transizione e incertezza che genera inquietudine tra i lavoratori, mentre dopo anni di contratti di solidarietà si intravede una leggera ripresa alla Italtractor, dove ora all’ordine del giorno c’è la piattaforma per il rinnovo del contratto integrativo. Il segretario della Fim lancia una stoccata alla politica locale che “si è finora dimostrata inadeguata alle sfide attuali: manca una visione di politica industriale; mancano le connessioni tra tessuto produttivo e mondo della ricerca; la burocrazia continua a marciare a ritmi e tempi non compatibili con l’industria 4.0”.

A salvare la media è il boom della fabbrica integrata per antonomasia, Fiat Chrysler Automobiles, il più grande polmone occupazionale della regione con i suoi 7.557 addetti, ma preoccupa il continuo ricorso alla cassa integrazione ordinaria, ora non solo sulla linea Punto. La produzione 2016 dello stabilimento di Melfi dopo i record registrati nel 2015 fa segnare una lieve battuta di arresto con volumi in calo del 6,5 per cento. Lo scorso anno dalla fabbrica di Melfi sono uscite complessivamente 364.700 vetture contro le 390.000 del 2015. Il saldo negativo è tutto addebitabile all’effetto Punto con circa 26 mila vetture in meno prodotte nel 2016 (-28%), mentre marciano a pieno regime i due modelli di punta 500X e Renegade, prodotti nel 2016 in 300.500 pezzi. Ai mercati, soprattutto quelli internazionali, piace di più la piccola Jeep, che rappresenta il 64 per cento della produzione suv di Melfi. In lieve crescita l’occupazione che in un anno è aumentata di un centinaio di unità. Per la Punto si prevede un 2017 in continua discesa produttiva, per questo, secondo il segretario nazionale Ferdinando Uliano “è indispensabile che la direzione di Fca individui in tempi brevi la soluzione produttiva per dare garanzia occupazionale in prospettiva agli oltre mille lavoratori attualmente impegnati sulla linea della Punto. Noi non vediamo altre possibilità che quella di individuare nel breve periodo un nuovo modello da affiancare a Renegade e 500X”.

In Fim si guarda con attenzione vigile ai tre week-end di cassa integrazione ordinaria programmati tra febbraio e marzo sulla linea suv di Melfi “per adeguare i flussi produttivi di Jeep Renegade e 500X alla temporanea contrazione della diretta domanda di mercato”, ha spiegato nei giorni scorsi l’azienda, ma si preferisce non drammatizzare: come dire che si tratta di una decisione che fa più rumore che sostanza. E la sostanza, secondo Uliano, è che “con la produzione di oltre 1 milione di veicoli negli stabilimenti italiani, dato che non si registrava dal 2008, si è raggiunto ormai il 97 per cento della capacità produttiva. Un dato estremamente positivo perché ci ha consentito di ridurre del 61 per cento le fermate produttive dal 2014 al 2016. Nel 2013 erano coinvolti negli ammortizzatori circa 19.000 full time equivalenti, giunti a 5.800 nel 2016. Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, le scelte contrattuali che abbiamo fatto negli anni passati evidenziano senza alcun dubbio che abbiamo salvato stabilimenti e occupazione nel settore industriale più importante del nostro paese”.

Uliano rivendica anche i risultati economici portati in tasca ai lavoratori. È di ieri la notizia che agli operai Fca andranno incrementi retributivi superiori all’inflazione sotto forma di premio di efficienza, premio che potrebbe anche beneficiare della detassazione prevista nella legge di stabilità. Per quanto riguarda lo stabilimento di Melfi un lavoratore tipo di seconda fascia riceverà nella busta paga di febbraio un premio di efficienza del 6 per cento pari a 1.320 euro che, sommati alla quota fissa di 330 euro già erogati, portano il premio complessivo a 1.650 euro lordi annui, cifra ben superiore al semplice recupero dell’inflazione, ovvero circa 112 euro annui.
“Per il secondo anno consecutivo – spiega Uliano – l’accordo sindacale del 7 luglio 2015 ottiene risultati particolarmente positivi. L’accordo ci ha consentito di dare incrementi salari oltre il tasso d’inflazione. Abbiamo trovato una strada contrattuale in grado di introdurre un sistema salariale capace di erogare importi più consistenti collegandoli all’andamento aziendale. Grazie alla contrattazione sindacale siamo riusciti in questi anni a riempire di lavoro fabbriche che fino a solo tre anni fa erano caratterizzate da un uso pesantissimo di cassa integrazione. Il nostro obiettivo rimane la piena occupazione nel 2018. Questi sono i fatti, le sterili polemiche che non portano nulla ai lavoratori le lasciamo ad altri”.

Nel pomeriggio si terrà l’elezione del direttivo regionale, del segretario generale e della segreteria regionale.




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