CONTRATTO NATUZZI: CASTELLUCCIO, UN’INIEZIONE PER SUPERARE LO “STATO FEBBRILE” DEL MOBILE IMBOTTITO

“Il Contratto Natuzzi, che fa parte del “pacchetto” di dieci strumenti negoziali firmati alla vigilia di Natale e che riguarda i siti di Santeramo in Colle, Laterza e Matera, oltre alla salvaguardia di 1.918 posti di lavoro dei tre stabilimenti dovrebbe produrre un incremento della produttività attraverso l’introduzione del sistema di Lean Manufacturing finalizzato all’eliminazione degli sprechi. Un’iniezione che mi auguro faccia superare lo “stato febbrile” che interessa da troppi anni il comparto del mobile imbottito e non solo dell’area murgiana”.

E’ il commento del vice presidente del Consiglio Regionale Paolo Castelluccio (Fi) ricordando che il progetto prevede un investimento di 27,7 milioni tra ristrutturazione, impiantistica e macchinari e di 10 milioni per la ricerca sui materiali dei mobili imbottiti. Natuzzi, a fronte di investimenti propri, riceverà un contributo a fondo perduto pari a quasi 11 milioni e 16 milioni di finanziamento agevolato, mentre il cofinanziamento regionale è sino a 15,6 milioni per la Puglia e sino a 2,4 milioni per la Basilicata.

“Quello della competizione sui mercati italiano ed esteri – aggiunge Castelluccio – resta il punto di maggiore debolezza di una delle produzioni da sempre simbolo dell’alta specializzazione dell’industria materana, una debolezza che non si supera certamente a colpi di sconti e liquidazioni sui prodotti quanto piuttosto non abbassando i livelli di qualità e creatività.

Non si sottovaluti che l’accordo avviene all’indomani dell’assunzione da parte del Gruppo Natuzzi di soli 32 suoi precedenti dipendenti che hanno scelto di essere ricollocati presso la NewCo di Ginosa (Newcomfort srl) destinata alla lavorazione del poliuretano per le imbottiture, a differenza di 183 lavoratori che hanno invece rifiutato la ricollocazione per continuare a percepire dall’Inps l’assegno di mobilità (1.200 euro lordi al mese). Evidentemente qualcosa non ha funzionato – dice il vice presidente del CR – in quell’accordo – siglato il 15 novembre 2016 da azienda, sindacati, Governo e Regioni Puglia e Basilicata – che prevedeva l’assunzione di tutti i 215 ex-lavoratori in esubero in una nuova azienda controllata da Natuzzi, per supplire all’assenza di soggetti terzi disposti a investire nel territorio e assumere i collaboratori Natuzzi in esubero (così come previsto dagli accordi siglati nel 2013 e 2015). Resta in piedi il rischio che Natuzzi possa riprendere il percorso di esternalizzare alcune produzioni con i noti danni per l’occupazione e l’economia di due territori regionali. Tutto ciò mentre la ripresa non decolla, i disoccupati non schiodano da quota tre milioni, mentre i buoni lavoro si impennano a 121 milioni venduti in ottobre, nuovo record. Non solo. Dal primo gennaio vanno in archivio l’indennità di mobilità, la cassa integrazione in deroga e pure la Discoll, l’ammortizzatore per i collaboratori. Reti importanti di protezione, specie la prima che la Naspi, il sussidio unico, potrebbe non soppiantare del tutto, di fronte ai licenziamenti collettivi del settore industriale. Il mercato del lavoro, come concordano imprenditori e sindacalisti, ha dunque bisogno di un segnale urgente. Prima che siano le urne a darlo, con i tre referendum promossi dalla Cgil (ritorno all’articolo 18, abolizione dei voucher, corresponsabilità negli appalti) e sulla cui ammissibilità si esprimerà la Corte Costituzionale”.

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