Rapporto Ispra su consumo di suolo

rapportorapportoNonostante la crisi l’Italia perde ancora terreno

La Basilicata viaggia al doppio della media nazionale. Dal 2012 al 2015 il terreno “sigillato” è aumentato dell’1,4%.  

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni: tra il 2013 e il 2015 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 250 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 35 ettari al giorno. Una velocità di trasformazione di circa 4 metri quadrati di suolo che, nell’ultimo periodo, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo. É questo il quadro che emerge dall’ultimo Rapporto Ispra, presentato ieri a Roma, grazie ai dati della rete di monitoraggio e della cartografia nazionale del consumo di suolo a cura dello stesso istituto e delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA).   Nuova maglia nera per la Basilicata. Seppur ancora al di sotto della media nazionale per la percentuale di copertura artificiale del terreno (7,6% per l’Italia, 3,4% per la Basilicata), la nostra regione viaggia a doppia velocità per l’incremento di suolo consumato (l’1,4% contro lo 0,7% nazionale) nel periodo dal 2012 al 2015, nonostante la crisi economica in atto e il saldo demografico perennemente negativo.  In cima alla classifica regionale di suolo consumato (in percentuale rispetto all’intero territorio comunale) i comuni costieri con Policoro (11,7%) e Scanzano Jonico (9,1%), rispettivamente al primo e terzo posto della classifica. I due capoluoghi non fanno meglio con Potenza al 10,6% di suolo comunale “sigillato” e Matera che negli ultimi tre anni ha avuto un incremento del fenomeno molto al di sopra della media nazionale (4%).  Non stupisce, visti i lavori per la realizzazione del centro oli di Tempa Rossa, che Corleto Perticara sia il Comune con il più elevato incremento di consumo di suolo dal 2012 al 2015 in Basilicata, pari al ben 24,7%. Preoccupa infine l’indice di dispersione urbana molto elevato per la Basilicata, pari all’88,1% superando la media nazionale dell’84%. Si tratta infatti di un fenomeno di notevole importanza legato al progressivo abbandono, spopolamento e disuso dei centri cittadini in favore di nuovo consumo di suolo nelle zone periferiche e periurbane. I problemi creati a carico della ordinaria gestione urbana sono enormi: l’insediamento presenta costi energetici altissimi sia nel pubblico che nel privato, impegni tecnico-economici-organizzativi estremamente gravosi nella erogazione dei servizi di qualsiasi tipo (a causa delle distanze tra i nuclei e della bassissima densità demografica degli stessi) e con conseguenze drastiche verso la qualità dei paesaggi e degli ecosistemi, alterati, disturbati, frammentati ed erosi in ogni loro sezione anche remota. “Per frenare il consumo di suolo c’è bisogno di norme e regole efficaci, azioni e strategie concrete non più rimandabili e che mettano al centro la rigenerazione urbana e il suolo inteso come bene comune e preziosa risorsa da tutelare. Per questo a settembre – dichiara Valeria Tempone, direttrice di Legambiente Basilicata Onlus – lanceremo una grande petizione popolare europea che coinvolgerà tanti cittadini e una rete di oltre 300 organizzazioni. L’obiettivo è quello di raccogliere le firme di un milione di cittadini europei e chiedere alle istituzioni comunitarie di introdurre una direttiva specifica a tutela del suolo in Europa. Il suolo è il bene comune imprescindibile per lo sviluppo del progetto europeo, la sua tutela deve essere una responsabilità comune di cui le istituzioni comunitarie devono farsi garanti”.

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