COLDIRETTI BASILICATA SCENDE IN PIAZZA CONTRO LA SPECULAZIONE SUL GRANO DURO

Il Mediterraneo inteso come 'mille cose insieme', raccontato attraverso armonia, salute e bellezza. Sono i temi attorno a cui si sviluppa il cluster del Bio - Mediterraneo,il più grande dei nove di Expo Milano 2015. Sono undici i Paesi che lo compongono: Grecia, Libano, Egitto, Tunisia; Algeria, Malta, San Marino, Albania, Serbia, Montenegro, con la Sicilia a fare da capofila. Un filo comune li lega: quello delle colture tipiche dell'area mediterranea, il grano, l'olio e il vino. In altre parole, la dieta mediterranea. ANSA/UFFICIO STAMPA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Coldiretti Basilicata con i suoi cerealicoltori manifesterà giovedì 14 luglio alle 9 e 30, dinnanzi alla sede della Regione Basilicata, a Potenza, per  esigere che si faccia  chiarezza su un fenomeno speculativo legato alla vendita del grano, che non ha precedenti. Per l’occasione  Coldiretti chiederà al governatore Marcello Pittella e all’assessore regionale alle politiche agricole, Luca Braia, di attivare sia a livello regionale che nazionale le misure determinate per le crisi di mercato quali il “de minimis”, la moratoria delle cambiali agrarie, ma soprattutto, cosi come si è fatto con il latte, una legge che tuteli ed etichetti la pasta fatta da grani italiani. Nel corso della manifestazione, con l’associazione cuochi “Lucania Food experience”, verrà cucinata e offerta pasta di solo grano lucano, prodotta grazie al lavoro di quei pochissimi produttori, che attraverso la passata programmazione, hanno reso possibile una progettazione della filiera cerealicola. “Ogni ora che passa – spiega Piergiorgio Quarto, presidente di Coldiretti Basilicata – assistiamo  all’agonia di un territorio e dei suoi coltivatori che da secoli sono stati il simbolo della  cerealicoltura sana e sicura dell’Italia. Non possiamo più aspettare. Come è accaduto per il latte scendiamo in strada con i nostri trattori per chiedere non assistenzialismo, ma giustizia commerciale ed economica”. Una situazione drammatica che sta colpendo duramente  i cerealicoltori di un’intera regione per i quali il prezzo di 16,5/17  euro a quintale non remunera più i costi aziendali. Neppure  le prospettive a medio e lungo termine sono rosee, poiché la  quotazione  si stabilizzerà per molto tempo. Certo è che, nonostante questi prezzi, pastai e commercianti attendono settimanalmente le navi nei porti pugliesi cariche di grani esteri, non sempre garanti di sicurezza alimentare e stagionalità. Quello che è più assurdo, è che però questo stesso grano viene pagato anche più della quotazione di mercato attuale, con la motivazione che lo stesso contenga  più elevati valori proteici. Coldiretti Basilicata, grazie ad una ricerca condotta tra i  suoi associati, è riuscita a smentire tale errata convinzione, dimostrando  l’esistenza di diverse tonnellate di grano duro con proteine al di sopra dell’11,5 per cento. Allora, perche’ non pagarli equamente al prodotto che arriva nei porti? Questo è quanto la Coldiretti di Basilicata, in queste ore, sta cercando di realizzare, assieme ad un noto pastificio lucano, proprio per smentire le voci tendenziose che si accavallano e per realizzare finalmente una linea di pasta 100 per cento lucana. “Chiediamo all’assessore Braia – sottolinea Francesco Manzari, direttore regionale di Coldiretti  – con quali risorse e con quale spirito di innovazione possa un’impresa agricola fare riferimento ai bandi che si stanno pubblicando in merito alla “misura 16”, se il mercato contingente non da la possibilità di sostenere un minimo investimento. Se il grano lucano e pugliese in questi giorni e’ stoccato e quindi invenduto, la pasta che quotidianamente si consuma nelle famiglie e’ composta da grani esteri e quindi il prodotto principe del brand del ‘Made in Italy’, riconosciuto in tutto il mondo, non ha nulla di italiano”. Infine, Coldiretti denuncia la pretestuosità della motivazione che sostiene che l’aumento medio della produzione per ettaro è causa della caduta del prezzo, in quanto dalle stime del Copa e del Cogeca, la produzione europea e’ aumentata irrisoriamente di 400mila tonnellate su ben 9 milioni circa in totale.

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