on. Latronico (Cor) su Arpa Basilicata

“Dopo la Procura nazionale antimafia che parla di criminalità ambientale ora la Commissione nazionale sul ciclo dei rifiuti che stigmatizza il fallimento del sistema di monitoraggio ambientale in capo alla Regione ed all’Arpab, una agenzia definita inadeguata che avrebbe ampiamente sottovalutato la questione di un corretto monitoraggio ambientale” . E’ quanto dichiara l’on. Cosimo Latronico (Cor). “ Le parole del Procuratore nazionale antimafia ed ora quelle del Presidente della Commissione parlamentare speciale sul ciclo dei rifiuti , consegnano ai poteri regionali e nazionali una diagnosi allarmate che non può essere affrontata con superficialità aspettando che passi la tempesta senza assumere immediati atti riparatori. Se non c’è un sistema di monitoraggio affidabile in Basilicata , come sostiene la Commissione parlamentare, questo vale non solo per il centro oli di Viggiano , ma per tutte le attività industriali ad alto rischio ambientale che si svolgono in Basilicata. Da Viggiano a Fenice, i lucani hanno il diritto di sapere chi controlla sul rispetto dei codici ambientali: nelle discariche, negli impianti di trattamento dei rifiuti , nelle aree industriali, negli opifici della nostra regione. Chi verifica le matrici che alimentano la vita di centinaia di migliaia di persone, la salubrità dei bacini idrici, gli scarichi nel mare e nei fiumi, gli impianti di trattamento. Leggere che Arpab è ”una macchina scassata e malfunzionante ”, lascia senza parole e non può fare stare tranquillo neanche il più collaborativo tra noi. Il Presidente della Regione Basilicata farebbe bene ad assumere immediati provvedimenti per rimediare, a chiedere al governo nazionale un supporto immediato con strumenti e competenze attrezzate a gestire le responsabilità dei controlli su tutti i territori lucani, anche tramite il superamento dell’Arpab se questa agenzia non è in grado di assolvere le funzioni ed i compiti che le sono attribuite dalla legge . Non è consolante ascoltare dalla Regione, solo ora, che saremmo stati lasciati soli difronte a compiti per i quali non eravamo attrezzati, una ammissione di responsabilità imperdonabile e gravissima. Chi ha costruito i sistemi di monitoraggio in questi venti anni, quante risorse sono state impiegate, cosa non ha permesso che siano effettivamente funzionanti? Sono domande per le quali i lucani attendono risposte non per fare la storia, ma ripristinare una reputazione senza la quale i poteri regionali perdono definitivamente la loro credibilità. Chiederemo in Parlamento l’assunzione di una responsabilità straordinaria da parte del governo di fronte ad una emergenza ambientale che rischia di assumere contorni inquietanti. Un modo per riparare e’ che ognuno svolga con lealtà e tempestività il proprio compito”.




Commenta per primo

Rispondi